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Esegeta del dubbio e dell'ovvietà,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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31/05/2007

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Ti alzi al mattino con fatica? Ti pesa di più fare le cose di sempre? Ti capita di non avere fame? Dormi poco e male? Hai improvvisi cali di umore? Stai tranquillo, sei davvero profondamente malato.

Nella sala d'aspetto del medico della mutua i muri sono tappezzati con manifesti allettanti e multicolori. Se l'attesa è lunga e ti casca l'occhio su questi cartelli non c'è molto da rallegrarsi. In meno di mezz'ora può capitarti di sentirti vittima di almeno sei malattie.

Alzi la mano chi non ha mai provato fatica quando strilla la sveglia alle sei e mezza, chi ogni tanto non ha fame, o non vorrebbe andare al lavoro, o passa una notte rigirandosi nel letto. Secondo me, se uno non ha mai provato niente di tutto questo non solo non è affatto normale, ma è un alieno o un organismo geneticamente modificato.

Invece, secondo quanto apprendi dal paterno linguaggio di questi avvisi gustosi, sei un malato e fai finta di non saperlo. Come minimo sei esaurito e rimuovi il male, perchè i depressi sono incapaci per statuto di reagire a se stessi.

Dunque "Parlane al tuo medico curante. Guarire è possibile". Se infatti, com'è chiaro che sei depresso, ci sono un mare di psico-farmaci ad hoc, che alimentano un business straordinario. Se prima di leggere il cartello non lo eri, in effetti adesso lo sei: depresso.

Per distaccarti butti lo sguardo sul tabellone accanto che sembra un fumetto innocuo. Le domande sono ancora più incalzanti, sino a sfiorare l'intimità, però è anche vero che ognuno risponde nell'anima, senza bisogno di dirlo ad alta voce. Hai un calo della libido? Hai scatti di nervi? Hai sonnolenza? Senti freddo o caldo in modo atipico?

Secondo quei buontemponi che scrivono questi mesaggi, sei combinato male e devi farti controllare la tiroide. Ma non è detto che si tratti di lei, potrebbe essere il fegato. Hai qualche volta un dolorino? E sonnolenza? E uno scatto di nervi?

Certo può capitare che uno superi indenne e sollevato questi test iettatori e si ritenga felicemente e normalmente sano. Ed è allora che mentre agguanti una rivista dedicata a menopausa&andropausa, ti fai qualche domanda. Se uno è triste ha tutti i diritti di esserlo senza che ti vengano a stonare la testa per convincerti che sei malato e devi parlarne col tuo medico?

A proposito: perchè eri andato dal dottore?

 

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 31/05/2007 18:12 | Link | commenti (11)
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29/05/2007

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Lui e lei, non più giovanissimi. Una coppia come tante incalzata dalla routine. E chi se ne frega se oggi è l'anniversario del loro matrimonio. Il frigo è vuoto, i figli si lamentano e bisogna pur mangiare. Chissà se si amano oppure no, se simmetricamente stanno bene insieme, se la delusione non li abbia sfiniti, se lui con gli anni non sia diventato distratto e taciturno, se lei non sia lievitata esageratamente, grugnita o spaurita dalle perfidie della menopausa.

L'occhio di chi osserva è crudele.

E a guardar lui che fissa pretestuosamente un cartone brik di latte pastorizzato e lei svanita dietro uno smacchiatore in offerta verrebbe da chiedersi se si sono mai amati.

Si, si sono amati e si sono persi, divisi dal reparto brioscine e biscotti per la prima colazione. Il salumiere affetta la mortadella coi pistacchi e intanto chiede: e poi? Poi bresaola, formaggio coi buchi, mozzarella di bufala...

Soffrirà da cani povera donna, sola, dietro a una lista di insaccati e formaggi che la separeranno ancora, ad oltranza, dal marito, dalla vita, da una lucidità d'intenti oramai liofilizzata e finita in contenitori per aromi nel piano surgelati del frigo di casa.

E le cene e i pranzi saranno il confino di un amore per consuetudine, per una questione di buone maniere, perchè tanto così deve essere, perchè sennò l'alternativa qual è.

Spingendo il carrello stracolmo la coppia si avvia verso il parcheggio. Lui lei e il passeggino alimentare.

Sono gli stessi lui e lei di una vita fa, di quando si divertivano a fare la spesa insieme portandosi dietro il figlio appena nato.. Sono gli stessi che si sono giurati fedeltà e amore eterno al liceo.

Appoggiati alla loro macchina due ragazzi si baciano appassionatamente. Il tempo è sospeso tra le braccia avvinghiate. Cuoricini glitterati sono sparsi tutt'intorno.

Lui e lei li guardano sconcertati, si guardano: è un'indecenza!

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 29/05/2007 09:54 | Link | commenti (22)
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26/05/2007
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Centro e periferia. Le Chinatown dentro le città. Ghetti e quartieri bene. Migranti e ospitanti. Cosa segna le differenze, le rimarca o le esalta? I confini. Mai come oggi il senso del confine, filo spinato o invisibile, ha segnato forse le nostre esistenze, i nostri percorsi.

Ai confini, in tutti i sensi, è stato dedicato quest'anno il salone del libro di Torino, e sui confini politici, religiosi, ideologici, artistici, sessuali, hanno indagato filosofi e studiosi. Il confine è infatti anche cifra della differenza, perchè è la mia soglia che divide il mio dal tuo, e te da me.

Per questo è anche un rischio parlare del confine. Per il confine si lotta e si uccide, si tratti di nazioni o di conflitti fra vicini di casa. Il senso del confine, come difesa del territorio, è innato e arcaico ed è fra quelli che più ci accomuna agli animali.

Sembra un paradosso. Non eravamo atterriti dal mondo globalizzato, unificato dal mercato e dal web pensiero? Non avevamo paura di perdere le nostre identità, di omologarci tutti e centrifugarci nel segno della Mcdonaldizzazione planetaria? Perchè dunque temiamo la differenza degli altri?

Ebbene si. Mangiamo e ci vestiamo tutti allo stesso modo ovunque, vediamo gli stessi programmi in Tv, ma rinforziamo i paletti per accentuare le separatezze. Le comunità di immigrati non tendono più a integrarsi con le società di approdo, come accadeva ieri, ma si concentrano sempre più in se stesse, autoisolandosi nella mappa urbana. I confini si spostano perchè gli stranieri si trasferiscono sempre di più al centro delle città, ma restano confini.

E intanto crescono i muri fra paesi ricchi e paesi poveri. Esplode col darwinismo digitale la selezione fra soggetti e paesi informatizzati o non. Le tensioni esplodono al confine fra centro e periferia. La mitica Belleville (che ha dato pure i natali a Edith Piaf) nel delizioso romanzo di Romain Gari, La vita davanti a sè, era una periferia multietnica vivace e luminosa, e oggi è diventata il teatro violento dello scontro fra gli immigrati e Parigi.

Siamo sempre più interconnessi col mondo, sempre più cosmopoliti, ma le divisioni etniche e religiose non sono mai state così evidenti. E dunque in conflitto. All'esibizione delle intolleranze e dei fanatismi opponiamo le nostre differenze e così rinforziamo i confini che abbattiamo in letteratura. Temiamo di perdere la nostra identità, che intanto però muta fatalmente.

Il confine è in noi, così diversi da ieri.

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 26/05/2007 18:30 | Link | commenti (13)
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