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Dedicato a Maria Strofa


A me sembra una rivoluzione molto pink e soft, ma comunque una rivoluzione e anche una rivelazione.
Apri il giornale femminile - Velvet - che si rivolge a un target medio-alto con pensiero vagamente liberal-chic e vaghezze intellettuali cui consigliare trasgressioni esotiche e ricette erotiche e ti imbatti, niente pocodimenoche... nei cartamodelli!
Ebbene si, i cartamodelli, cioè quelle sagome a linee tratteggiate tutte piene di freccette che ricordano i problemi di geometria, e coperte di numeri e misure misteriose cui le didascalie dovrebbero dar senso. Del tipo "prima piega", "seconda piega", oppure "centro davanti intero-filo dritto".
Seguendo ligia le istruzioni, ti puoi confezionare bel bello il tuo vestito new wave romantico, e quindi personalizzare la moda, come dice il titolo, anche se dovresti dire "scopiazzare", visto che l'abituccio proposto è un modello firmato già esistente. Ma ovviamente non è questo il problema, e del resto puoi ripiegare sul bikini anni Cinquanta o sul prendisole hippy, offerti in altrettante e apposite sagome da ritagliare, ingrandire e tradurre su stoffa e mirabili vesti, ma solo se hai fatto - immagino - adeguati corsi di taglio e cucito.
Ma non è nemmeno qui la questione, ovvero l'impraticabilità del gioco offerto proprio come "gioco" per vincere la noia estiva. La domanda è un'altra: cosa ci fa qui, tra pagine patinate rivolte a professioniste e donne in movimento, sempre di fretta tra una seduta di analisi e un'iniezione di botulino, il cartamodello? Cosa mai ha prodotto questa migrazione del cartamodello dalle ineffabili riviste caserecce di ieri tipo Mani di fata, ai magazine spregiudicati e ironici di oggi?
E' vero, c'è un'ondata irresistibile e sana che ovunque ci esorta al faidate, al riciclaggio creativo, al recupero del vintage con parsimonia e genio. Ma non basta a spiegare il fenomeno.
Non credo affatto (ma accetto smentite) che ci sia una donna, dico una, fra le lettrici di Velvet che abbia preso forbici e ago per confezionarsi trepida il bikini coi fiocchi.
Specialmente se giro qualche pagina e mi imbatto nella rovente inchiesta fatta in redazione su un tema forse dietrologico ma evidentemente vivo: la relazione col proprio "sedere" (i puritani non hanno avuto il coraggio di scrivere culo). Non ridete nè sottovalutate certe tensioni etiche. "Il mio rapporto col sedere è abbastanza tranquillo" dice Elena, e poi spiega il perchè. Ma la palma del genio va a Suse "Io e il mio sedere siamo nati insieme"
