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Esegeta del dubbio e dell'ovvietà,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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31/07/2007

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Come ingannano le parole!
Si sposano con un significato e oplà diventano negative  o positive per la vita. Bella la ragione, l'intelligenza, la fedeltà, l'amore... 
Così belli che è persino difficile vederne le conseguenze nefaste  in certi casi. Per amore si può sparare, in nome della ragione si può diventare impietosi. Fedeli si può esserlo a un'organizzazione criminale. E Dio ci scampi da qualche intelligenza luciferina.
Sulla parola "morbido" in molti siamo pronti a giurare che si tratti di un qualcosa di delizioso.
Ma il filologo avverte: "Morbido da morbo, malattia". E in effetti non sempre la morbidezza è "morbida". Sessuologi e impotenti lo sanno bene.
Molto più frequenti, tuttavia, le parole che nell'uso corrente si rivestono di valore negativo: finzione, viltà, sporcizia, tradimento... Fra questi termini mi interessa, in particolare, il "problema".
“Essere pieno di problemi”, “assillato da un problema”, “situazione problematica”... riescono a rendere talmente efficace il concetto di negativo che il "senza problemi" sembra essere la situazione paradisiaca cui aspirare.
Eppure, nonostante il significato negativo, a me i problemi continuano a piacere.
Quante volte mi sono socraticamente chiesta : che cos'è, che cos'è l'arte, il tempo, lo spazio?
La caccia alle risposte ha svolto sempre più di una funzione. Innanzitutto, quella immediata di distrarmi, e a volte di sottrarmi a certe contingenze della vita che avrebbero rischiato di trasformarsi in enormi "problemacci".
A lungo termine poi, l'abitudine contratta a distinguere domande ben formulate e procedure corrette di analisi da quelle senza risposta, ha un po' invaso tutto il mio mondo. I problemi, per così dire raffinati, scacciano gli altri o comunque ci fanno sentire più nobili e intelligenti anche quando la soluzione non si trova. Anzi, è in quel cercare difficile che ci si sente rinvigoriti. E non a caso più di un matematico ha passato giorni e notti a cercare il sistema per vincere alla roulette o a trovare qual è l'ultimo numero.
Ma come si fa a occuparsi di spazio e tempo quando si vive in due camere e cucina e lo stipendio non dura l'arco di un mese?  Come si fa ad arrovellarsi sui massimi sistemi quando il quotidiano preme urgentemente nella nostra vita? Questi sono problemi di chi non ha problemi, obietterà qualcuno.
Ovvie obiezioni.
E mi viene da pensare alla Settimana Enigmistica: il luogo dei problemi solubili e soddisfacenti che ha un'attrattiva per tutti. Prova ne sia che è uno dei giornali più venduti.
Finchè si è immersi in un problema che ci si è dato, nulla e nessuno può farci troppo male. Finchè un problema ci arrovella, la noia non può comparire e neanche fare timido capolino.
Le parole ingannano, ma anche aiutano.
Sapete cosa dice il dizionario alla parola problema? "Lanciare avanti"
E quindi procedo, perchè solo chi si ferma è perduto.
 
 
 
 
 
 
 
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 31/07/2007 08:54 | Link | commenti (28)
commenti (28)(popup) | categoria:formule magiche
29/07/2007

Dedicato a Maria Strofa

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Avere tra le mani un libro,
sfiorarne con i polpastrelli  la copertina,
sfogliarne le pagine
è un atto d'amore.
Non per l'oggetto in sè ma per ciò che contiene: vite.
Di chi l'ha scritto e di chi vive dentro le pagine.
I personaggi di un romanzo sono congelati nelle parole scritte.
Come colpiti da incantesimo,
aspettano che occhi e cuore
e mente scorrano le  parole
per tornare a vivere.
Per questo un libro deve essere letto.
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 29/07/2007 19:55 | Link | commenti (23)
commenti (23)(popup) | categoria:non di solo pane
27/07/2007

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A me sembra una rivoluzione molto pink e soft, ma comunque una rivoluzione e anche una rivelazione.

Apri il giornale femminile - Velvet - che si rivolge a un target medio-alto con pensiero vagamente liberal-chic e vaghezze intellettuali cui consigliare trasgressioni esotiche e ricette erotiche e ti imbatti, niente pocodimenoche... nei cartamodelli!

Ebbene si, i cartamodelli, cioè quelle sagome a linee tratteggiate tutte piene di freccette che ricordano i problemi di geometria, e coperte di numeri e misure  misteriose cui le didascalie dovrebbero dar senso. Del tipo "prima piega", "seconda piega", oppure "centro davanti intero-filo dritto".

Seguendo ligia le istruzioni, ti puoi confezionare bel bello il tuo vestito new wave romantico, e quindi personalizzare la moda, come dice il titolo, anche se dovresti dire "scopiazzare", visto che l'abituccio proposto è un modello firmato già esistente. Ma ovviamente non è questo il problema, e del resto puoi ripiegare sul bikini anni Cinquanta o sul prendisole hippy, offerti in altrettante e apposite sagome da ritagliare, ingrandire e tradurre su stoffa e mirabili vesti, ma solo se hai fatto - immagino - adeguati corsi di taglio e cucito.

Ma non è nemmeno qui la questione, ovvero l'impraticabilità del gioco offerto proprio come "gioco" per vincere la noia estiva. La domanda è un'altra: cosa ci fa qui, tra pagine patinate rivolte a professioniste e donne in movimento, sempre di fretta tra una seduta di analisi e un'iniezione di botulino, il cartamodello? Cosa mai ha prodotto questa migrazione del cartamodello dalle ineffabili riviste caserecce di ieri tipo Mani di fata, ai magazine spregiudicati e ironici di oggi?

E' vero, c'è un'ondata irresistibile e sana che ovunque ci esorta al faidate, al riciclaggio creativo, al recupero del vintage con parsimonia e genio. Ma non basta a spiegare il fenomeno.

Non credo affatto (ma accetto smentite) che ci sia una donna, dico una, fra le lettrici di Velvet che abbia preso forbici e ago per confezionarsi trepida il bikini coi fiocchi.

Specialmente se giro qualche pagina e mi imbatto nella rovente inchiesta fatta in redazione su un tema forse dietrologico ma evidentemente vivo: la relazione col proprio "sedere" (i puritani non hanno avuto il coraggio di scrivere culo). Non ridete nè sottovalutate certe tensioni etiche. "Il mio rapporto col sedere è abbastanza tranquillo" dice Elena, e poi spiega il perchè. Ma la palma del genio va a Suse "Io e il mio sedere siamo nati insieme"

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pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 27/07/2007 14:24 | Link | commenti (25)
commenti (25)(popup) | categoria:madonne e madonnari

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