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Esegeta del dubbio e dell'ovvietà,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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30/10/2007

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Il romanzo, diceva Stendhal, è come uno specchio, che a volte riflette la purezza del cielo, altre volte le pozzanghere della strada. Ma lo specchio è, in altri casi, la porta verso un'altra dimensione, come per la Alice di Lewis Carroll. O la metafora dell'arte come mimesis, per cui Jean Cocteau ammoniva gli specchi a riflettere un momento, prima di riflettere le immagini.
In ogni caso, anche l'oggetto di fronte al quale gli uomini si fanno la barba e le donne si truccano, è meno banale e innocente di quanto sembri. E'  anche l'unico strumento che ci comunica l'aspetto del nostro volto, chiave insostituibile per la percezione e la costruzione della propria identità.

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Quasi mai tuttavia ci vediamo come ci vedono gli altri.
Il detto che gli occhi sono lo specchio dell'anima vale per chi mi osserva e mi scruta, ma se guardo nei miei occhi, a meno di essere come Narciso, non vi annegherò mai. Cercherò rughe e rughette, occhiaie più o meno evidenti, gonfiore da pianto delle palpebre, ma non riuscirò a cogliere null'altro.
Ma poi, sono davvero sicura che il mio viso sia realmente quello che lo specchio mostra?
Se penso che esistono specchi  capaci di invertire le prospettive, lenti che rovesciano la visione o che la deformano, mi vado convincendo come, attraverso tali sofisticherie, lo specchio abbia la capacità di ingannare la mente rendendo più arduo il compito che la filosofia ci ha assegnato fin dai tempi dell'antia Grecia: conoscere se stessi.
Un vero attentato all'umana vanità. E a quella della regina cattiva di Biancaneve, Brunilde, che chiedeva allo specchio delle sue brame chi fosse la più bella del reame.

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pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 30/10/2007 10:41 | Link | commenti (12)
commenti (12)(popup) | categoria:visioni di un verme solitario
28/10/2007

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(un interno della barca dei mutanti)

Non poteva arrivare a Carfax fremente e rabbiosa per colpa di quel burino piccolo sporco e cattivo del Brunei. I suoi fratelli mutanti e il Conte non dovevano vederla in quello stato. Sarebbero stati capaci di organizzare un’azione punitiva contro il principe e non era il caso di disperdere energie per un  pallone gonfiato.
Si ricordò improvvisamente che a Parigi non aveva avuto il tempo di comprare nulla e non era da lei arrivare a Carfax a mani vuote.
In quel momento stava sorvolando col Cessna Montecarlo e fra pochi minuti avrebbe solcato i cieli italiani. Chiamò la torre di controllo per atterrare all’aeroporto di Genova.
C’era il salone internazionale della motonautica in quei giorni e con i soldi guadagnati con la sua ultima fatica artistica avrebbe pur trovato una barchetta da regalare agli adorati mutanti.
Mimetizzata da una parrucca di lunghi capelli color grano, occhialoni neri Dior, jeans sdruciti aderentissimi e pull oversize, Matta si incamminò per i pontili dove erano attraccate migliaia di barche; si fermò di colpo attratta da uno strano bagliore proveniente da un’enorme barca color oro brunito con la prua turchese acceso e la poppa viola melanzana.
Avvicinandosi notò che l’oro brunito dello scafo era diventato giallo ocra, la prua rosso fuoco e la poppa marrone.
Che diavoleria è questa? Possibile che sia diventata daltonica?
Attorno alla barca stazionava una folla muta di curiosi che la osservava da diverse angolazioni e poi sgranava gli occhi di meraviglia.
“Buon uomo” disse Matta a un tizio che sembrava il gemello di Matrix - impalato davanti alla scaletta della barca per impedire l’ingresso ai soliti quattro straccioni che volevano visitarla ma non avrebbero mai potuto acquistare quel gioiello della tecnologia -   “mi illustri le caratteristiche di questa barchetta e me la faccia visitare”.
Il tizio, visibilmente sorpreso, la osservò attentamente e per tutta risposta si piazzò a gambe larghe e con le braccia conserte davanti alla scaletta. Come a dire: da qui non si passa.
“Spiacente signorina, ma la barca è visionabile solo da probabili acquirenti. E’ l’ultimo modello tecnologicamente più avanzato che abbiamo attualmente. Ha lo scafo e tutto l’interno verniciato con una lacca fotosensibile alla luce e quindi cambia continuamente colore. Di sera è completamente nera e quasi invisibile. Il costo è ovviamente proibitivo”
“Proibitivo quanto?” lo rintuzzò Matta per nulla impressionata.
“Cinque milioni di euro” rispose il tizio con aria soddisfatta, sicuro che avrebbe ricevuto in risposta un ohhh… di stupore “e comunque è quasi venduta a un gruppo di persone molto famosissime che arriveranno in giornata per firmare il contratto”.
“E chi sarebbero queste persone… molto famosissime?”
“Non dovrei dirlo perché non desiderano che si sappia ma si tratta degli Emo Kid. Ha presente?”
Oh mon dieu! A sentire quel nome Matta per poco non urlò di furore. Ancora loro fra i piedi, a consumare kajal e comprare oggetti di lusso. Ma questa non gliel’avrebbe fatta passare. La barca dai colori mutanti sarebbe stata perfetta per la famigliola di Carfax e l’avrebbe comprata ad ogni costo. A maggior ragione ora che poteva fare marameo a quella banda di debosciati che ancora imperversava nel mondo assordandolo di musica orripilante.
“Allora facciamo così” e mentre parlava si tolse gli occhiali neri e lo fissò coi suoi grandi occhi magnetici color ghiaccio “le dò seimilioni più un altro milione per l’esclusiva e guai a voi se vengo a sapere che ne avete fabbricata un’altra uguale. E ora mi faccia salire a bordo e prenda i documenti della barca. Non sono abituata a compilare assegni in piedi”
Questa volta fu il tizio ad aprire la bocca per lo stupore e mancò poco che le svenisse addosso.
Un’ora dopo, soddisfatta e raggiante come una bambina che finalmente ha comprato la bambola dei suoi sogni, telefonò al Conte per annunciargli il ritorno imminente a casa.
Finalmente a Carfax!
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 28/10/2007 18:50 | Link | commenti (5)
commenti (5)(popup) | categoria:da carfax con furore
23/10/2007

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“Come ha osato?”
Matta è ancora fremente di sdegno e di furore al ricordo di ciò che è successo poche ore prima nella suite del principe ereditario del Brunei al Ritz di Parigi.
Aveva partecipato alla festa con l’intento di raccogliere fondi per finanziare le leggendarie imprese dei fratelli mutanti e si era ritrovata a danzare coi suoi veli davanti a uomini che puzzavano di petrodollari lontano un miglio.
Dei nove veli che solitamente indossava, otto erano stati già prenotati e pagati anticipatamente per la modica somma di un milione di dollari cadauno. Tranne il nono velo, l’ultimo, quello che avrebbe rivelato le nude forme perfette agli sbavanti grassoni ospiti del principe.
Peggio per loro, pensò, non mi vedranno nuda.
Danzò per un’ora lanciando i veli profumati di Coco agli uomini che li avevano prenotati. Aveva iniziato da quello bianco e via via, nella gamma cromatica, era arrivata al nero. Un velo doppio e coprente che da solo valeva cinque milioni di dollari. Ma nessuno l'aveva acquistato. La tensione nella stanza che odorava di incensi e sigari cubani era soffocante e Matta, inviperita per cotanto affronto, era decisa a farli morire tutti di desiderio.
Ancheggiava, bacinava, si accarezzava, strusciava, prometteva e non dava. Guardava tutti con occhi furenti di sfida, si leccava le labbra e sorrideva ai caproni paonazzi in volto che nel frattempo si erano slacciati il papillon di raso nero per il caldo.
Soltanto il principe si mostrava impassibile e distaccato guardando gli ospiti con un sorrisino di benevolenza. Nel momento in cui Matta gli voltò le spalle per terminare la danza e uscire di scena, udì un tintinnio di cristalli atterrare ai suoi piedi. Si toccò il capo pensando di avere perso gli strass che intrecciavano le sue chiome brune e in quel momento la voce del principe risuonò stentorea come un fragore di tuono
“L’ultimo velo, si vous ples!”
Ai piedi di Matta un mucchietto di pietre luccicanti mandava bagliori invitanti: era un collier di diamanti che doveva valere una fortuna. Buttato lì per terra come uno sfregio, una sfida a farla abbassare per raccattarlo. Il principe sorrideva sornione pregustando la resa dell’altezzosa ballerina.
Matta lo guardò inespressiva e quasi annoiata ma in realtà avrebbe voluto strappargli il cuore a morsi.
“A la prochaine" gli disse e schivando il mucchietto di pietre uscì dalla stanza altera come una regina. (Continua)
 
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 23/10/2007 20:16 | Link | commenti (28)
commenti (28)(popup) | categoria:da carfax con furore

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