
(un interno della barca dei mutanti)
Non poteva arrivare a Carfax fremente e rabbiosa per colpa di quel burino piccolo sporco e cattivo del Brunei. I suoi fratelli mutanti e il Conte non dovevano vederla in quello stato. Sarebbero stati capaci di organizzare un’azione punitiva contro il principe e non era il caso di disperdere energie per un pallone gonfiato.
Si ricordò improvvisamente che a Parigi non aveva avuto il tempo di comprare nulla e non era da lei arrivare a Carfax a mani vuote.
In quel momento stava sorvolando col Cessna Montecarlo e fra pochi minuti avrebbe solcato i cieli italiani. Chiamò la torre di controllo per atterrare all’aeroporto di Genova.
C’era il salone internazionale della motonautica in quei giorni e con i soldi guadagnati con la sua ultima fatica artistica avrebbe pur trovato una barchetta da regalare agli adorati mutanti.
Mimetizzata da una parrucca di lunghi capelli color grano, occhialoni neri Dior, jeans sdruciti aderentissimi e pull oversize, Matta si incamminò per i pontili dove erano attraccate migliaia di barche; si fermò di colpo attratta da uno strano bagliore proveniente da un’enorme barca color oro brunito con la prua turchese acceso e la poppa viola melanzana.
Avvicinandosi notò che l’oro brunito dello scafo era diventato giallo ocra, la prua rosso fuoco e la poppa marrone.
Che diavoleria è questa? Possibile che sia diventata daltonica?
Attorno alla barca stazionava una folla muta di curiosi che la osservava da diverse angolazioni e poi sgranava gli occhi di meraviglia.
“Buon uomo” disse Matta a un tizio che sembrava il gemello di Matrix - impalato davanti alla scaletta della barca per impedire l’ingresso ai soliti quattro straccioni che volevano visitarla ma non avrebbero mai potuto acquistare quel gioiello della tecnologia - “mi illustri le caratteristiche di questa barchetta e me la faccia visitare”.
Il tizio, visibilmente sorpreso, la osservò attentamente e per tutta risposta si piazzò a gambe larghe e con le braccia conserte davanti alla scaletta. Come a dire: da qui non si passa.
“Spiacente signorina, ma la barca è visionabile solo da probabili acquirenti. E’ l’ultimo modello tecnologicamente più avanzato che abbiamo attualmente. Ha lo scafo e tutto l’interno verniciato con una lacca fotosensibile alla luce e quindi cambia continuamente colore. Di sera è completamente nera e quasi invisibile. Il costo è ovviamente proibitivo”
“Proibitivo quanto?” lo rintuzzò Matta per nulla impressionata.
“Cinque milioni di euro” rispose il tizio con aria soddisfatta, sicuro che avrebbe ricevuto in risposta un ohhh… di stupore “e comunque è quasi venduta a un gruppo di persone molto famosissime che arriveranno in giornata per firmare il contratto”.
“E chi sarebbero queste persone… molto famosissime?”
“Non dovrei dirlo perché non desiderano che si sappia ma si tratta degli Emo Kid. Ha presente?”
Oh mon dieu! A sentire quel nome Matta per poco non urlò di furore. Ancora loro fra i piedi, a consumare kajal e comprare oggetti di lusso. Ma questa non gliel’avrebbe fatta passare. La barca dai colori mutanti sarebbe stata perfetta per la famigliola di Carfax e l’avrebbe comprata ad ogni costo. A maggior ragione ora che poteva fare marameo a quella banda di debosciati che ancora imperversava nel mondo assordandolo di musica orripilante.
“Allora facciamo così” e mentre parlava si tolse gli occhiali neri e lo fissò coi suoi grandi occhi magnetici color ghiaccio “le dò seimilioni più un altro milione per l’esclusiva e guai a voi se vengo a sapere che ne avete fabbricata un’altra uguale. E ora mi faccia salire a bordo e prenda i documenti della barca. Non sono abituata a compilare assegni in piedi”
Questa volta fu il tizio ad aprire la bocca per lo stupore e mancò poco che le svenisse addosso.
Un’ora dopo, soddisfatta e raggiante come una bambina che finalmente ha comprato la bambola dei suoi sogni, telefonò al Conte per annunciargli il ritorno imminente a casa.
Finalmente a Carfax!