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Utente: chirieleison
Esegeta del dubbio e dell'ovvietà,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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23/11/2007
Viaggiare alla ricerca di Dio.
Pensi a Lourdes, pullman e carrozzelle, pellegrinaggi e canti. Ma il turismo religioso è anche qualcos'altro.
E' un'enorme impresa con un volume d'affari che supera i 5 miliardi di euro l'anno, ovvero fattura il triplo di Alpitour e conta ogni anno su 40 milioni di presenze, disseminate tra 4000 strutture (indagine Trademark).
Un business in crescita del venti per cento l'anno, gestito con grande spirito imprenditoriale dall'Opera Romana Pellegrini (amministrata da Camillo Ruini) e dall'Apsa (Amministrazione Patrimoniale Santa Sede), entrambi con sede nella Città del Vaticano.
Da un'inchiesta pubblicata su Repubblica apprendo che accanto al turismo religioso "povero" è attiva - grazie alle 2500 agenzie nel territorio - un'ampia offerta per fedeli raffinati e poco francescani: circa un centinaio di monasteri-alberghi entrati nei celebri network Condè - Nast o Rèlais - Chateaux, con camere climatizzate, frigobar e tv satellitare.
Che male c'è in tutto questo? Non è anzi un modello positivo da imitare in quest'Italia che non riesce a gestire il turismo che merita?
Il punto è che questo gigantesco business, pur essendo notevolmente sostenuto in vario modo dallo Stato italiano con esenzioni e finanziamenti diretti, più le centinaia di contributi degli enti locali, è tutto esentasse.
Andando al profano dettaglio, grazie all'extraterritorialità, su queste 4000 strutture (più bar e ristoranti di proprietà degli enti ecclesiastici) non viene pagata l'Ici e il tutto sfugge all'Irpef, Ires, Irap e altre imposte.
Inoltre, poichè la maggior parte degli impiegati del settore sono suore, sacerdoti e volontari, anche i contratti di lavoro sfuggono dall'ordinaria normativa e dunque alle imposte previste.
Come dire, un business da cinque miliardi di euro al riparo di un prodigioso ombrello fiscale. Insomma un vero paradiso!
La Commissione Europea ha chiesto da tempo chiarimenti al governo italiano, ma il regime di extraterritorialità esonera lo Stato del Vaticano dal dover presentare bilanci e fatturati, e dal dover rispondere alle leggi italiane in materia fiscale, di lavoro, di igiene, di prevenzione ecc.
Domanda al limite dell'ingenuità.
Perchè il Vaticano, che può contare su questo immenso patrimonio, di soldi e di immobili, non destina qualcosa in più a case di accoglienza per i senzatetto, i bambini deprivati, le ragazze madri, gli anziani abbandonati, gli immigrati in difficoltà?
Questo post va in onda senza servizi fotografici per la momentanea assenza della scrivente dalla propria postazione abituale.
Mi scuso per l'inconveniente e spero di non causare la perdita dei vostri capelli da strappo disperato.
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 23/11/2007 13:07 | Link | commenti (20)
commenti (20)(popup) | categoria:sanpietrini e sanculotti
16/11/2007

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Lo ricordo benissimo. Eravamo tutti normali, vestiti con cura oppure no, semplici o complicati, ma senza ossessioni di quel tipo.

Poi qualcuno andò a studiare a Milano, altri si sintonizzarono su nuove voci, ed ecco che un giorno, quasi all'improvviso, i nostri amici arrivarono in pizzeria con un nuovo passo firmato, tutti marchiati da cima a fondo, e prima di sedersi tolsero giacche e sciarpe firmate. Poi mangiando mostrarono il nuovo orologio e se qualcuno non riconosceva la firma del portafoglio - al momento di pagare - gliela spiegavano orgogliosi.

La mania delle griffe esplose negli anni '80 e travolse praticamente tutti. Fu inventata apposta la categoria del look e un sacco di sociologi si affrettò a spiegare che l'immagine aveva un potere assoluto nell'ambito della comunicazione privata e commerciale, e dunque chi contava doveva avere un consulente d'immagine ecc.

In breve tempo la maggior parte di noi si trasformò in minicentri-commerciali-umani, tappezzando il proprio corpo di marchi e firme tanto più seduttive quanto vistose, facendo a gara a chi ne contasse di più fra testa e piedi, inclusi pure i calzini. Tazebao ambulanti, tanto più socialmente apprezzati quanto più l'intera mappa del corpo era lottizzata e presidiata dai marchi, trionfalmente esibiti come bandierine sulla carta del Risiko. Erano i tempi (ma sono davvero finiti?) in cui si giudicava una persona dalla sua capacità di acquisto e dalla spesa in abiti, accessori e macchine.

Poco dopo tutti loro ebbero un nome: Yuppies. Voleva dire carrieristi ben vestiti, conformisti educati, gente che amava divertirsi, fare soldi e comparire. In verità sono passati di moda ma esistono ancora, solo che li chiamiamo, in modo più prosaico, fighetti. Poi arrivarono i Bobos, cioè borghesi bohemiens, intellettuali un po' snob, a mostrarci una possibile conciliazione fra lo chic e il trasgressivo.

Ma hanno valore queste categorie e le possiamo davvero collocare storicamente in sequenza, come da manuale? O non sono piuttosto correnti contigue e coesistenti, non solo nel tempo ma nella stessa persona? Leggono il tempo o forniscono anche modelli di identificazione sociale?

Comunque sia, l'ultima nuova trovata è quella degli Yawns, cioè gli Young and Wealthy but normal. Cioè straricchi alternativi. Vip, attori o manager che si sono arricchiti con la new economy e riconvertiti a nuovo verbo.

Per sapere come si fa a diventare alternativi lo sappiamo già. Per sapere come si fa a diventare straricchi non chiedetelo a me. 

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 16/11/2007 22:59 | Link | commenti (13)
commenti (13)(popup) | categoria:formule magiche
12/11/2007

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Ben rasato, ben vestito, un alone di profumo che si ostina a chiamare dopobarba nonostante sul flacone sia scritto a chiare lettere "eau de toilette", il fazzoletto stirato nel taschino, il piede scalpita.
"Allora sei pronta o no? Guarda che se non ti sbrighi arriviamo al secondo atto. Ma cosa cavolo stai facendo?"
Ah le domande retoriche degli uomini!
Dopo tanti anni di matrimonio dovrebbe ormai saperlo: la signora, naturalmente, sta cercando le chiavi dell'automobile. Sparite come al solito.
"Eppure erano qui"
"Senti, non importa, le cercheremo al ritorno. Intanto prendi la copia."
Silenzio tombale.
"Come, non hai la copia delle chiavi? Ma non mi avevi detto che l'avevi ben conservata?"
La signora è contrita, il vizio tuttavia non è solo femminile. Se lei perde le chiavi, lui perde gli occhiali, l'agenda, il foglio degli appunti...
Sono quelli che entrano in un negozio e lasciano l'ombrello. Vanno al ristorante e dimenticano il cellulare sul tavolo. La sciarpa cade in autobus e lì resta.
Sono i dimenticoni, i seminatori.
Ma come mai ad alcuni accade di perdere sempre tutto e ad altri no? Colpa degli oggetti o colpa degli uomini?  Guarire non è facile. Anche perchè sotto sotto, quelli che perdono tutto sono convinti di essere delle persone creative, al di fuori del grigio della norma. E cosa c'è di più odiosamente borghese del detto Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa ?
Ai seminatori sembra che gli oggetti scappino dalle mani e dalle tasche per rifugiarsi negli angoli più remoti della terra. Per loro si direbbe che le cose, ben lungi dal possedere un'anima, siano animatissime, forse dotate persino di rotelle per fuggire più in fretta.
Guardateli  come sbarrano gli occhi mentre cercano il ben perduto. Osservateli più da vicino e noterete  che lo sguardo è sì dilatato, ma non dal terrore bensì illuminato da una sorta di demone: quello della caccia al tesoro.
Nonostante gli anni non si scappa: chi troppo perde coltiva in sè il bambino che è stato.
Il tratto psicologico di questi uomini è che siano affetti dalla cosiddetta sindrome di Pollicino. Nella fiaba si seminavano sassolini per ritrovare la via di casa, nella vita si seminano gli oggetti perchè il maggior spazio possibile diventi casa nostra, un luogo sicuro dove tornare, dove essere riconosciuti e amati.
Nella fontana di Trevi ancora oggi si buttano le monetine per essere sicuri di tornarvi.
Perdere, quindi, per farsi amare? Si direbbe un po' tortuoso come passaggio. Eppure quando la signora perde le chiavi, tutta la famiglia è lì che aiuta a cercare.
Non sei più sola nelle difficoltà della vita, tesoro, guarda come frughiamo per te tra i cuscini del divano e persino sotto il letto...
Io però sono del  parere che ci sono tanti altri modi, ben più raffinati e divertenti, per farsi amare e farselo dire.  
 
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 12/11/2007 23:47 | Link | commenti (25)
commenti (25)(popup) | categoria:sanpietrini e sanculotti

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