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Noè non era un giovanotto - aveva circa seicento anni - quando Dio gli disse di costruirsi l'arca con precise istruzione di bricolage. Legno di cipresso, tre piani, trecento cubiti di lunghezza, bitume dentro e fuori. Non era solo una punizione del Dio irascibile della Genesi, ma qualcosa di più. Il primo esperimento di pedagogia sociale, di ingegneria animale, di selezione naturale. In quell'arca, stretti insieme per un anno, gli animali impararono a convivere.
Parte da qui, per traghettarci a mollo nel brodo primordiale, sino a condurci con incanto e ragione nel cuore caotico della giungla urbana, il delizioso libro di Emanuele Coco "Ospiti ingrati".
Chi sono innanzitutto questi "ospiti ingrati" ovvero animali sinantropici che vivono con noi, nel nostro ambiente artificiale, senza essere mai stati invitati, accettati e certo mal desiderati? Sono i piccioni che infestano le nostre gloriose piazze, i gabbiani che planano sui cassonetti, i topi che gozzovigliano in dispensa, le zanzare che fanno party sulle nostre braccia nelle sere estive, i pidocchi in trasferta nelle scuole...
Con lingua ironica e brillante, eppure scientifica, l'etologo-scrittore Coco racconta la nostra convivenza nel rissoso condominio-Terra con levità irresistibile, come si sono formate ed evolute le specie (e qui aleggiano le Cosmicomiche di Calvino), e con che lotte, a sfatare il mito di una natura romantica dove tutto era idillio. Ma non solo, fra il mito e la storia impariamo anche a difenderci in modo sano e pacifico da questo oscuro e maleodorante assedio.
"L'essere umano - dice Coco - non è il prodotto di un pacchetto ermetico di istruzioni chiuse nei geni, ma di un continuo contrappunto geni-ambienti". Come dire che tutti loro, gli ospiti indesiderati, ce li siamo chiamati in casa noi e li abbiamo "guastati" noi, rendendo inospitale i loro ambienti a forza di cemento, pesticidi, concimi, deforestazioni, inquinamento.
Non è l'artiglieria da cucina - insetticidi e veleni - che ci salverà, ma il buonsenso mischiato con amore. Un amore rispettoso, perchè loro saranno brutti e schifosi ma hanno genio e grinta. Ci somigliano, cioè, più di quanto vorremmo.
