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Esegeta del dubbio e dell'ovvietà,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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19/02/2008

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Chi è il brico-man?
L’uomo nuovo che brandisce martello e chiodi e si realizza da solo la parete attrezzata.
Di giorno è medico, bancario o professore, la sera è bricoleur. Cioè falegname autodidatta, imbianchino improvvisato, artista misconosciuto. Le mogli osservano guardinghe, soprattutto irose, se la passione esplode la domenica, boicottando la passeggiata. Ma da dove arriva tanta passione per il fai da te, lietamente assecondata da un fiorire di negozi specializzati in bricolage?
Sarà il bisogno di esercitare la manualità e riscoprire l’apparato sensoriale, largamente inibito dall’uso del computer. Sarà la nuova filosofia del consumo equo e controllato. Fatto sta che la falegnameria consapevole, l’artigianato critico e il fai-da-te indipendente si stanno sempre più diffondendo in Europa ma soprattutto negli Usa.
In Italia siamo ancora al palo.
Davanti a tanti cloni maschili stile amaro Montenegro, che sanno salvare i cavalli e montare i soppalchi, i nostri maschi imbranati tremano. L’avanzata planetaria del Brico-man, il superman del Fai-da-te li atterrisce.
Eppure sanno fare tante cose: leggono molti libri; ascoltano musica; se la cavano bene con la scrittura; lavorano con impegno e abilità (non tutti però); da quando hanno la digitale hanno pure imparato a scattare belle foto; ma… in tutto il resto, o quasi, sono un disastro.
Ogni pianta che la moglie mette in casa diventa un baobab, ogni pianta che mette lui in ufficio muore dopo pochissimi giorni. E’ l’Attila delle azalee, dei ficus e degli oleandri.
Confonde il sale con lo zucchero. Si brucia le mani quando scola l’acqua della pasta, se capita di attaccare un quadro si prende a martellate da solo. Se deve bucare una parete col trapano si ritrova nel salotto dei vicini. Se cerca di aggiustare una presa elettrica fa saltare la corrente in tutto il quartiere. Se prende in mano un tubetto di attaccatutto resta per tre giorni con il pollice attaccato all’indice. Se decide di registrare un film si ritrova sul nastro un documentario sulla vita delle renne nella Lapponia orientale.
Però, malgrado tutto, sono uomini fortunati. Le loro mogli hanno acquisito la consapevolezza di avere sposato un emulo di Fantozzi e vigilano costantemente sulla loro incolumità e su quella della famiglia tutta.
Basta che c’è l’amore…!
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 19/02/2008 12:51 | Link | commenti (21)
commenti (21)(popup) | categoria:sanpietrini e sanculotti
12/02/2008

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Non sapevo di essere una consumatrice di Quarta Gamma e mi ha fatto un po' impressione, e sono sicura che lo siete pure voi. Quasi tutti divoriamo Quarta Gamma che non è roba da Alien, nè da fantachimica. La Quarta Gamma è il vassoio di insalata già pronta, lavata asciugata e tagliata che compriamo e travasiamo direttamente nel piatto.

Per completezza, sappiate che i prodotti Prima Gamma sono quelli non trattati, tipo le melanzane o le banane che il fruttivendolo espone nei banchi; la Seconda Gamma sono i prodotti confezionati, in scatola o in busta e la Terza Gamma sono i surgelati. La Quinta Gamma sono i precotti. Non chiedetemi perchè sono stati così classificati perchè è già tanto che abbia contezza di questa cosa.

Ordunque se avete in frigo un vassoio di insalata già pronta, quella multicolore col suo bel mucchietto di mais sparpagliato ad arte sulla lattuga e i tre pomodorini conle carote in girotondo, guardatela prima di mangiarla. Non è solo un vassoio di umile insalata varia, è il paradigma della nostra insensatezza quotidiana. Perchè - tre italiani su quattro - paghiamo in quel vassoio la lattuga 18 euro al chilo (sob!). Cioè 9 volte di più della lattuga fresca comprata a cespo dal fruttivendolo. Per non parlare del gran mix di insalatina, 70 grammi di comodità con verdure già selezionate e lavate, che tuttavia se rapportate al peso ci costano quanto l'insalata di un'intera settimana.

Perchè scegliamo l'insalata in busta anzichè comprarla, senza nemmeno fare strada, nello stesso supermercato al bancone dell'ortofrutta? Perchè quella pronta è più comoda, è già lavata e tagliata e fa risparmiare un sacco di tempo. Ok. Ma la cosa che sorprende di più è che i maggiori acquirenti della quarta gamma non sono i singles o le donne in carriera, sono i pensionati, cioè le persone che più di altre dovrebbero avere tempo e memoria dei gusti sani di una volta.

E allora? Il fatto è che siamo tutti vittime di una specie di delirio di massa: non vogliamo perdere tempo, costi quel che costi. Non importa se l'insalata in busta dopo due giorni si butta mentre il cespo di lattuga dura fresco una settimana. Il pronto ci dà l'idea di un lusso cui non vogliamo rinunciare. Non importa se per fare la spesa e fare le scorte di Quarta Gamma si perdono ore tra posteggio e file, perdendo dieci volte il tempo che si guadagna a non lavare la lattuga.

 

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 12/02/2008 20:18 | Link | commenti (13)
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09/02/2008

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Napul'è na carta sporca e nisciuno se ne importa

 

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Napul'è mille culura

pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 09/02/2008 17:47 | Link | commenti (18)
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