
Non ci sono più i post di una volta.
Quelli che s’intitolavano “Essere e apparire” dove il/la simpatico/a blogger, in dieci metri di videata, esaltava la superiorità dell’essere rispetto all’apparire e alla fine invitava gli amici a dire la propria opinione in merito. Addirittura si imbastivano dei veri e propri sondaggi e, indovinate un po’, ce ne fosse stato uno che scriveva di preferire l’apparire all’essere.
Come se poi le due cose non fossero coniugabili. Perché uno che è intelligente deve essere necessariamente uno scorfano trasandato e viceversa.
Ma la cosa più singolare era che tutti dichiaravano di curare maggiormente l’aspetto interiore che quello esteriore.
Allora, o io sono scema che mi guardo allo specchio e curo il mio aspetto esteriore o quelli baravano alla grande.
Perché il business della moda, dei cosmetici per uomo e per donna, delle palestre dove si scolpiscono i muscoli, non gira certo solo per merito mio.
E la fissazione della linea, ne vogliamo parlare?
Fino a pochi anni fa quando cercavo un paio di pantaloni o un vestito la commessa del negozio mi diceva subito, lei è una 44 vero? E faceva seguire un sorriso di approvazione che già bastava e avanzava ad appagare la mia vanità.
Ora sono sempre una 44 ma la commessa non mi sorride più, anzi mi guarda quasi con disgusto e mi dice che non sa se per il modello che ho scelto c’è la mia taglia.
- Ma come non sa se c’è, è una taglia di base – rispondo
Replica immediata della stronza commessa – Abbiamo la 36, la 38, la 40 e qualche capo con la 42.
Io mi guardo intorno pensando di essere entrata per errore dentro un negozio di abbigliamento per bambini. Non ho sbagliato ma, con grande senso di frustrazione, mi dico che forse dovrei cominciare a prendere in seria considerazione i negozi grandi taglie.
E allora maledico gli spaghetti alla carbonara, la pasta all’amatriciana, le penne al ragù, i timballi di carne, le cotolette con le patatine fritte, i dolci al cucchiaio, e poi maledico pure me stessa che non so resistere ai peccati di gola.
Chissà se mettendomi a dieta, se andando in palestra tutti i giorni, se facendo una terapia intensiva di massaggi… riuscirò a strizzarmi dentro quel vestito taglia 40 e fare la mia porca figura.
Pranzo con un cespo di lattuga mentre sfoglio distrattamente un settimanale che mostra una donna afgana, o meglio, una zanzariera di stoffa spessa con tanti buchini in alto dove si presuppone che dentro ci sia una donna.
Un poco la invidio. Lei si che se ne frega davvero di apparire.
