Letture di cui, col senno di poi, avrei fatto a meno:
- Un mare di nulla di Ugo Riccarelli
- Oceano Mare di Allessandro Baricco
Scrivere è innanzitutto raccontare, d'accordo. Ma il sottointeso - e, come tutti i sottintesi, lapalissiano e pleonastico - è capire se ci sia qualcosa da raccontare o meno. Leggendo buona parte della narrativa italiana contemporanea il dubbio sembra essere lecito e viene fuori con forza quando ci s'imbatte nelle prime pagine dell'ultimo libro di Ugo Riccarelli, Un mare di nulla.
"Così, tra lo sferragliare d'acciaio e gli scricchiolii del legno delle panche, prese su di sé l'ennesimo dovere del suo potere magico e cominciò a spiegare a quella truppa il modo in cui i berberi cavalcavano puledri che fanno innamorare i sassi, e come nel deserto la luna piange di notte per il freddo che la sabbia le rispedisce, dopo che il sole ha cotto ogni sospiro".
La domanda, imperativa, è se ancora oggi un romanzo possa essere scritto in questo modo, se il narcisismo di uno scrittore, alimentato da premi e riconoscimenti, possa avere questi inattesi eppure prevedibilissimi effetti.
La storia, già esilissima, racconta la vita di un uomo "avventuroso e affascinante", "maestro di nodi e signore degli imbrogli".
La coperta del libro aggiunge poi un'importantissima informazione: "il protagonista di questo romanzo forse fu il padre di Ugo Riccarelli".
Così l'autore si spende in una narrazione di oltre duecento pagine senza una struttura e senza neanche un episodio o una circostanza da raccontare. Come Il dolore perfetto, vincitore del premio Campiello nel 2004, anche questo romanzo nasce dalla convinzione che la vita di ognuno s'intrecci con quella degli altri, e che quindi valga la pena di essere narrata.
Ogni vita, anche quella del padre di Riccarelli.
L'Oceano mare di Alessandro Baricco è fatto di carta e plastica: mai che avverti le onde vere, i rumori, la concretezza di un paesaggio in una qualche misura vissuto e dunque divenuto familiare. Il vasto orizzonte geografico e il cosmopolitismo dei personaggi risultano estremamente letterari e falsi. Per contrasto viene da pensare a Cesare Pavese: un fazzoletto di terra così ristretto e così vero, vero nei suoi fossi, nelle colline, negli odori. E così veri e ricchi di carne e di sangue i suoi personaggi. Un autore può anche parlare di mondi lontani, ma non debbono essergli arrivati solo attraverso la carta: gli influssi e le sollecitazioni letterarie sono importanti, ma debbono intrecciarsi a un mondo di esperienze determinate e concrete.
Gli autori italiani più importanti, almeno nelle generazioni precedenti Baricco, hanno sempre avuto un loro preciso riscontro anche geografico, benché questo poi diventasse una patria poetica a tutti gli effetti: Paolo Volponi e il Montefeltro, Goffredo Parise e il suo Veneto, Beppe Fenoglio e la stessa terra di Pavese, Leonardo Sciascia e la Sicilia, Giorgio Bassani e Ferrara…
Gli autori italiani più importanti, almeno nelle generazioni precedenti Baricco, hanno sempre avuto un loro preciso riscontro anche geografico, benché questo poi diventasse una patria poetica a tutti gli effetti: Paolo Volponi e il Montefeltro, Goffredo Parise e il suo Veneto, Beppe Fenoglio e la stessa terra di Pavese, Leonardo Sciascia e la Sicilia, Giorgio Bassani e Ferrara…
In Baricco questo oceano delle coste francesi suona assolutamente inerte, è un puro topos letterario: "L'ultima luce dell'ultima finestra si spegne. Solo l'inarrestabile macchina del mare continua a svellere il silenzio con la ciclica esplosione di onde notturne, lontane ricordanze di tempeste sonnambule e naufragi di sogno". Questa scrittura mielosa e svenevole può senza dubbio fare la gioia di ragazze dalle scarse letture e di ragionieri in pensione, adatta dunque ad avere in Italia un successo strabocchevole e costante.
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 28/07/2008 22:27 | Link | commenti (16)
commenti (16)(popup) | categoria:non di solo pane
commenti (16)(popup) | categoria:non di solo pane












