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Esegeta del dubbio e dell'ovvietĂ ,cazzara mistica, paladina delle cause perse, perditempo a tempo pieno, esperta di giri a vuoto e percorsi mentali senza via d'uscita.


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19/05/2008

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La parola si fa urlo, la mano scaglia il posacenere di cristallo contro il muro.
Ma può avvenire anche nel più muto silenzio, senza appariscenze. Tuttavia urlata o taciuta, espressa o soffocata, è sempre visibile, almeno per l’osservatore sensibile.
Nasce e se non muore subito cresce, monta, ingigantisce. A quel punto è quasi impossibile che l’ira non prenda veste pubblica e non sfoci su chi sta intorno.
Non a caso chi mette in guardia dagli scatti d’ira lo fa soprattutto per le conseguenze. “Le conseguenze dell’ira sono spesso molto più gravi delle sue cause” (MarcoAurelio)
L’ira rende ciechi, si dice comunemente, e Dante avvolge nel fumo gli irosi che colloca sia all’Inferno che in Purgatorio.
Non è facile vedere in tanta nebbia e l’ombra può diventare granitica montagna.
Chi sono gli irosi?
Intanto quelle persone con una scarsa o nulla sopportazione. Sono quelli che si disturbano per le inezie, quelli a cui tutto deve scorrere perfettamente secondo il personale modo di vedere e sentire, quelli che per un sorpasso in coda perdono il lume della ragione, quelli che troppo spesso vedono e amplificano il negativo delle altre persone e cose.
In colui che si adira c’è sempre nascosto un pensiero di superiorità: qualcosa MI ha offeso e va punito!
E dietro quella mano che scaglia il posacenere ci sono tanti passaggi che avvengono nella testa.
Ma c’è anche una collera silente, quella senza scoppio, quella che non applicando l’energia nei frutti si fortifica nelle radici.
Non si può o non si vuole urlare contro il capufficio, non si può lanciargli il famigerato posacenere per spaccargli la testa, si inghiotte a denti stretti. Che resta da fare se non odiarlo? Un po’ alla volta giorno dopo giorno.
Che brutta parola l’odio.
Così brutta che persino in letteratura ha scarsa rilevanza. Romeo e Giulietta, la cui rivalità tra famiglie è l’odio, continua a rimanere un testo d’amore.
Una spiegazione si trova forse nel fatto che l’odio è fastidioso e che si cerca di scartarlo da pensieri e discorsi. In effetti nel giudicare si preferisce tuttalpiù partire dal positivo traendo da questo quello negativo. E’ ben più facile dire non ti amo che ti odio.  
Chi odia normalmente allontana o si allontana dalla persona che odia. Ma ci sono casi opposti, quelli di un odio che non vuole distruggere l’oggetto ma ne ha addirittura bisogno. Ne è un grande esempio l’odio di Salieri verso Mozart -  almeno nell’interpretazione voluta da Forman nel film Amadeus -  che non si spegne neppure con la morte del rivale e che porterà l’odiante in manicomio, dove continuerà a parlare sempre e solo dell’odiato.
Viene da pensare a un odio mescolato d’amore che diventa spesso un’ossessione, nutrito parlandone e scrivendone. Come se contenesse ancora un pezzo d’amore ma con l’aggiunta del bisogno-desiderio di distruggere quest’oggetto.
E se provassimo a sorridere di più e ad arrabbiarci di meno?
Certo un sorriso non ha mai fermato la bomba lanciata che continuerà la sua traiettoria fino a colpire il bersaglio, così come non fermerà la persona  già eccitata, urlante, travolta e travolgente d'ira...
Un sorriso che va innestato prima della bomba, dell'ira, dell'apocalisse.
Va innestato come atteggiamento, come modo di vivere, come capacità di affrontare le cose prima che i sentimenti e le emozioni sfuggano al controllo e ci trascinino, persino contro la nostra volontà.
Ovviamente non è sempre facile sorridere...
Ma esiste anche un sorriso metaforico, che non è stereotipato e parte da dentro,    liberatorio dalle ossessioni che limitano la nostra intelligenza e riducono la capacità di porsi all'esterno.
Sappiamo come si possa vivere di rancori, di vendetta per anni: un cancro che mangia le forze migliori.
Ecco, un sorriso può aiutare a impiegarle al meglio e forse riusciremmo più frequentemente a dire come Verlaine “Ma no, no, Perché odiare? E’ solo caduta una foglia morta”
 
pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 19/05/2008 00:03 | Link | commenti (22)
commenti (22)(popup) | categoria:pozioni e filtri damore
09/01/2008

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Si parla sempre di prostitute ma mai di prostituti. Eppure sono tanti, ovunque, per scelta o per condanna. E per avventura. Vanno spesso con donne ricche o borghesi, donne sole o anziane, o donne legate a uomini così potenti da non potersi permettere un amante normale ma solo incontri, senza storie, segretissimi.
E ci sono anche i prostituti che vanno con gli uomini, perché a volte si preferisce pagare anziché rischiare in proprio e non sapere a cosa si va incontro, e spesso è più sicuro delle esperienze raccattate in giro..
Storie che spesso nascono su Internet. Succede a tanti, non è depravazione anzi ti garantisce su molte cose.
Chiedi un servizio professionale, ci sono i siti apposta. Un gigolò che viene a casa tua, hai visto la sua foto, paghi a ore, massima privacy e sicurezza garantita. Prenoti.
Il gigolò arriva, è simpatico e gentile. Ti trovi così bene che staresti ore a parlare, peccato che il tempo è già scaduto. Allora prenoti un altro incontro. Vuoi più tempo, così gli mostri le tue foto da giovane, i tuoi trofei di tennis. E la volta dopo sarebbe bello, perché no, cenare insieme.
Lui è disponibile, gentile e corretto. E’ bello vedere la tv insieme. Sembra lo faccia per piacere, non per mestiere. Ma se vuoi invitarlo a cena ha un altro prezzo.
Ok, la cena. E porta tutto lui. Anche questo è incluso nel prezzo. Servizio completo, pure la candela. E anche i fiori con 20 euro in più. E la musica giusta.
E così le serate piacevoli diventano belle e serene, emozionanti, magiche… E poi irrinunciabili, sempre più attese, insufficienti, disperanti… Pericolose.
E’ così che sconfini e fai quello che non dovresti mai fare: ti innamori, ad esempio.
Ma puoi pagare tutto: la cena, i baci, i fiori, persino i biglietti d’amore. Ma non l’amore.
Storie nate sui tasti, per gioco, che si rivelano salti nel buio, comprati a misura che diventano abissi, voragini. Una storia come questa che diventa ossessione, malattia. Una ferita che non si chiude, anzi si infetta. Da curare.
Storie tristi dal finale tragico. E i gigolò specializzati avvertono: è il mestiere.
A pagamento simulano l’amore e la tenerezza, sono romantici.
Sono i clienti che devono stare attenti a non confondere l’amore con il lavoro.


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pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 09/01/2008 22:01 | Link | commenti (18)
commenti (18)(popup) | categoria:pozioni e filtri damore
13/09/2007

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Riprendo il post di signalnoise "Tutta colpa del Paradiso" per pubblicare questa chicca trovata durante uno dei miei vagabondaggi insonni per il web.
 
 
Quella che segue è la domanda effettivamente posta a un esame di chimica
all’università di Maynooth (Irlanda): la risposta di uno degli studenti è stata talmente convincente che il professore non ha potuto trattenersi dal presentarla ai propri colleghi e divulgarla in rete.
 
Domanda bonus:
“L’inferno è esotermico (assorbe calore) o endotermico (perde calore)?”
 
La maggior parte degli studenti ha risposto, rifacendosi alla legge di Boyle, che il gas in espansione si raffredda e la temperatura sale con l’aumentare della pressione, o cose del genere.
 
Uno studente ha invece svolto la seguente tesi:
 
“Innanzitutto dobbiamo  scoprire come si modifica la massa dell’inferno nel tempo. Per fare ciò abbiamo bisogno di conoscere il numero di anime che vagano nell’inferno e il numero di quelle che invece lo lasciano. Io sono dell’opinione che si possa stabilire con un certo grado di certezza che le anime che finiscono all’inferno non lo lasciano più. Di conseguenza nessuna anima lascia l’inferno.
In riferimento alla questione di quante anime abitino l’inferno, possono venirci in aiuto le visioni delle molte religioni esistenti. Secondo la maggior parte di esse dobbiamo credere che si finirà all’inferno se non si ha fede in esse. Poiché le religioni sono in concorrenza tra di loro, e poiché non è possibile appartenere a più di una di esse dobbiamo concludere che in ultima analisi tutte le anime finiranno all’inferno.
Se consideriamo il ritmo delle nascite e delle morti dobbiamo aspettarci che il numero delle anime all’inferno sia in crescita esponenziale. A questo punto prendiamo in considerazione il cambiamento delle dimensioni dell’inferno. Poiché secondo la legge di Boyle il volume dell’inferno deve espandersi in modo proporzionale alla crescita del numero delle anime, cosicché temperatura e pressione dell’inferno rimangano costanti, abbiamo due possibilità.
 
1. Se l’inferno si espande più lentamente del numero di anime che vi arrivano, la temperatura e la pressione all’inferno cresceranno fino al punto in cui l’inferno stesso collasserà.
2. Se invece l’inferno si espande più velocemente del numero di anime in arrivo, pressione e temperatura diminuiranno fino al punto in cui l’inferno si congelerà.
Ora, quale delle due? Se consideriamo il pronostico di Sandra durante il mio primo anno accademico, la quale disse “l’inferno si congelerà prima che io venga a letto con te”, e il fatto che ieri me la sono portata a letto, non può trattarsi che della seconda ipotesi. Perciò sono convinto che l’inferno sia endotermico e anzi che si sia già congelato. A partire da questa tesi, secondo la quale l’inferno si è già congelato, consegue che nessuna anima può più entrarvi e quindi l’inferno è scomparso.
Pertanto è rimasto solo il paradiso, il che prova l’esistenza di una entità divina il che, tra l’altro, spiega il perché Sandra ieri sera abbia continuato a gridare “Oddio! Oddio!”.
 
 
Lo studente è stato l’unico
ad ottenere il massimo dei voti
 
 
 


pensato scritto e benedetto da: chirieleison alle ore 13/09/2007 09:50 | Link | commenti (24)
commenti (24)(popup) | categoria:pozioni e filtri damore

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